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“A vous qui regardez le monde avec la même voracité avec laquelle je le regarde quand j’avais votre âge afin que vous puissiez le garder jalousement dans le temps”

A poco meno di vent’anni, con una Pentax SV ed un 50 mm, ho iniziato a girare il mondo, forse per sottrarre all’attimo e ai suoi protagonisti la loro dimensione terrena, la fragilità del tempo, o forse ancora, per liberare il tempo dal tempo, tentando di conferirgli una sorta di eternità.

Perché fotografare?
Forse perché la nostra presenza sulla terra è fatta da un suono, una frequenza, un cumulo di vibrazioni che ciascuno di noi, come può, deve restituire agli altri, al meglio delle proprie capacità. Il nostro corpo, il nostro organismo perfetto va usato per rendere grazia e giustizia a questa grande creazione, nutrendola, amandola, conoscendola. Il mondo che mi piace mostrare è quello che vorrei che fosse. Le mie immagini sono i miei angeli custodi.
Chi fa un ritratto contemporaneamente fa un autoritratto, si fotografa con tutto il corpo, con tutti i sensi, con la memoria e, a seconda dei momenti, con l’eccesso, la lussuria, la dolcezza di un bambino, l’ingenuità di un poeta. Quando tu fai una fotografia ci metti dentro tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, le persone che hai amato (Ansel Adams).
Lo sguardo fotografico è questo ed altro ancora.

La fotografia è il nuovo esperanto: il fotografo è l’occhio di chi non viaggia, di chi non vede, di chi non si accorge e racconta a questi ciechi del secondo millennio, ai sordi, agli storpi ciò che non hanno mai visto o non vedranno mai, regalando loro l’altro lato della luna, quella riservata ai visionari.
C’è chi fotografa per ricordare, chi per raccontare, quindi: sacco in spalla, bussola magnetizzata verso Est, il sapore speziato dell’oriente nel cuore e via per il mondo.
La fotografia è la mia eredità: le persone a me care, conservano i miei scatti; gli altri, quelli casualmente capitati davanti ai miei occhi ed, a loro insaputa, derubati del loro io, non hanno nemmeno una lontana idea di quello che hanno dato.

La fotografia è e rimane dannazione: perchè non sono mai riuscito né riuscirò mai a fotografare il suono, il timbro di una voce: la prima cosa che si perde quando una persona si allontana.

La fotografia è nudità: Sono nato con un peccato originale, con l’ossessione di essere solo, sempre, o quasi. Quando fotografo mi ritrovo con me stesso, siamo due, ci fiondiamo nelle persone, nei luoghi, nelle cose. Gli scatti una volta fatti entrano dentro di me, non tornano più indietro, si perdono in quegli strani labirinti del cervello, della mente, della memoria.

La fotografia è bellezza: Il bello di fronte al brutto fa piangere di gioia, allunga la vita, fa sperare nel cambiamento, per dirla con una frase importante, ci illude che ci sia vita dopo la morte.
Il bello è contagioso, non può non vincere sulla bruttezza, la oscura, la rende ridicola. Il bello sul brutto ha un potere devastante, dirompente, lo vince facendolo vergognare.
Ma cosa è il bello?
Il bello non è il bello. Il bello è il tono di una voce, il sorriso di una persona che si allontana. Il bello è ciò che rubi e fai tuo per sempre. Il bello vince sul “tempo”, se ci fai caso, più passa il tempo, più sbiadisce il timbro di una voce, la forma di un sorriso e questo è il motivo che ti spinge a rendere immortale chi si è allontanato o hai visto solo per un attimo.

La fotografia è amore: ha il compito di arrestare lo scorrere del tempo: con uno scatto congeli ciò che ami e lo fai tuo per sempre, a discapito dell’attimo fuggente, di chi fugge, della morte che ci toglie chi e ciò abbiamo amato. Quante volte all’amata si è detto …ma per sempre?!? Ecco la luce, la fotografia, la scrittura è la sola possibilità di potere dire e aver garantito un “per sempre”. Riguardando i miei scatti, sarò per sempre in compagnia di ciò che ho più amato, anche solo per un attimo, perché non avrei mai fotografato nulla se non mi fossi innamorato sempre di ciò che ho avuto davanti.

La fotografia è voce: più vai avanti nel tempo della vita più vivi nel silenzio. Io amo la fotografia perchè è voce contro il silenzio. Ti consente di non parlare più e di far parlare le tue immagini per te. Ho sempre desiderato nella vita di conoscere un medium, in grado di mettermi in comunicazione con chi non sta più su questa terra e con chi ci sta ancora, ma non mi parla più. Ecco la fotografia, almeno in parte, è il mio medium.
Quindi invece di parlare, fotografo, per non dimenticare (Daniel Pennac).

La fotografia è luce: con il passare del tempo si entra sempre più nel buio, nella solitudine, nell’assenza del resto. Una persona che mi conosceva bene mi rimproverava a tratti di diventare all’improvviso dark. Ecco, con la mia macchina fotografica ho la possibilità, di non esserlo, di uscire dal buio, di vedere la luce e di conservarla.

La fotografia è volubilità e fedeltà: perché è necessario innamorarsi sempre quando si fotografa.
Tutto ciò che si sceglie, tutto ciò a cui si ruba un attimo, diventa tuo, entra a far parte della tua carne, delle tue ossa, ma al tempo stesso ti consente di essere fedele, perché – per sempre – sarai fedele a quell’attimo che hai fatto tuo. E’ l’unica cosa tua, l’unica cosa che non può tradirti, l’unica che non ti lascerà mai.

La fotografia è immortalità: non ti fa mai pensare all’età che hai. Tiziano ha dipinto dei quadri bellissimi a ottant’anni. Ed anche Renoir, Rodin, Picasso hanno prodotto il meglio nell’età avanzata. Io, quando mi sveglio al mattino penso: Oggi potrebbe essere l’ultimo giorno. Ed allora o riguardo i miei scatti e viaggio nel tempo o vado fuori a cercare altri momenti.

ESPOSIZIONI

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Palermo, Passaggio dei Poeti 1, Living Gallery: Bed may be art.

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Palermo, Palazzo Sant’Elia, Framing the light, Scarlet: a megapolaroid.

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Bye Bue Blues: Permanent Gallery / Medici senza frontiere.

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Palermo, Reale Albergo dei Poveri: Cambogia.

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Palermo, Vuedù: Viandando.